I carabineros cileniI carabineros cileni

ANCORA VIOLENZE A DUE ANNI DALL’INIZIO DELLE PROTESTE IN CILE 

 

Si potrebbe dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio, infatti anche questo venerdì le manifestazioni di protesta che si sono svolte in Cile sono state come al solito represse con estrema violenza dai carabineros.

Ieri, come avviene da tempo ogni venerdì, si sono svolte in Cile manifestazioni di protesta contro il governo neoliberale di Sebastian Pinera e come al solito sono state represse  con estrema violenza dai carabineros. Le manifestazioni si sono tenute nella piazza della Dignità, nella capitale cilena Santiago, per ricordare i due anni dall’inizio delle proteste dell’ottobre 2019.

“Liberazione immediata dei prigionieri politici” è uno degli slogan gridati dai manifestanti durante le proteste di ieri per chiedere il rilascio di tutti coloro che si sono mobilitati negli ultimi due anni durante le proteste contro il governo di Sebastian Pinera e che ancora risultano detenuti nelle carceri cilene. 

I manifestanti che si trovavano in piazza della Dignità, principale luogo delle proteste, sono stati dispersi dai carabineros che hanno usato camion con idranti per sciogliere la manifestazione.

La corrispondente di TeleSUR Paola Dragnic ha riferito che alla mobilitazione ha partecipato Marcelo Catrillanca, il padre di Camilo Catrillanca, un membro della comunità ucciso dai Carabineros, per mostrare solidarietà alle famiglie dei prigionieri politici e delle vittime che hanno subito violazioni dei diritti umani.

La manifestazione ha inoltre ricordato la difensore dei diritti umani Denisse Cortés, l’ultima vittima delle repressioni dei carabineros durante le proteste. Il 10 ottobre scorso durante la consueta protesta del venerdì la difensore dei diritti umani Denisse Cortés, che lavorava come partner dell’ufficio del difensore civico, ha perso la vita in modo ancora non del tutto chiaro mentre si trovava nel corteo dei manifestanti.

Le proteste sociali del 2019 in Cile hanno causato, secondo i dati delle organizzazioni sociali e dei difensori dei diritti umani, più di 30 morti, 3.400 persone ricoverate in ospedale, 347 feriti con ferite agli occhi, decine di detenuti, denunce di stupro e tortura da parte di agenti della polizia.

Le manifestazioni di due anni fa erano iniziate per protestare contro l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana. Aumento questo che in realtà era stato solo la goccia che aveva fatto traboccare il vaso che era oramai colmo. Nel paese sud americano i governi che si sono susseguiti negli ultimi decenni,  sia di centrodestra che di centrosinistra, grazie alle politiche neoliberiste avevano impoverito la gran parte della popolazione e l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana era stato il detonante per lo scoppio delle proteste popolari.

Proteste che seguendo il classico copione dei paesi sud americani sono state represse con inaudita ferocia dalle forze dell’ordine che, grazie all’immobilismo complice della comunità internazionale sempre pronta a puntare il dito verso certe nazioni e non verso altre, hanno potuto operare indisturbate le loro repressioni anche perché i grandi mezzi di informazione ignorano sistematicamente ciò che accade in alcune parti del mondo, Cile incluso.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *