Un’esplosione nucleare

UNA TRIBU’ NATIVA DEGLI STATI UNITI E’ STATA SOTTOPOSTA AD OLTRE 900 TEST NUCLEARI 

 

La tribù nativa degli Shoshoni è stata esposta a più di 900 esperimenti nucleari dagli inizi degli anni ’50 negli Stati Uniti.

La tribù degli Shoshoni, una tribù nativa americana, è senza dubbio la comunità che è stata sottoposta al maggior numero di esperimenti nucleari  del pianeta, infatti sul suo territorio sono stati realizzati oltre 900 test nucleari dagli inizi degli anni ’50.  con effetti devastanti sulla popolazione nativa.

In un articolo pubblicato da RT Ian Zabarte, un attivista della comunità nativa che lotta per far emergere la verità su quanto avvenuto a detto che “Stanno occupando il nostro paese, stanno rubando le nostre opportunità di vita e aspettano che moriamo per questo. Stiamo ancora cercando di affrontare e capire cosa ci è successo e di trovare modi per fermarlo, correggerlo e impedire che accada in futuro”.

Il 57enne attivista è un leader degli Shoshoni occidentali e sta conducendo una campagna per denunciare quella che descrive come la “pulizia etnica” della sua tribù da parte dei governi degli Stati Uniti.

La terra degli Shoshoni si estende dalla Death Valley nel deserto del Mojave nella California orientale fino al Parco di Yellowstone nel Wyoming. Nel 1951, il governo degli Stati Uniti iniziò i test di armi nucleari sul territorio degli Shoshoni occidentali in Nevada. Ora, la tribù può affermare di essere la nazione più bombardata da armi nucleari del pianeta. Per più di 40 anni, 928 test sono stati condotti in quell’area:  un centinaio nell’atmosfera e più di 800 sottoterra, per un totale di 620 chilotoni, secondo uno studio realizzato nel 2009. Per fare un confronto, il bombardamento di Hiroshima nel 1945 equivaleva a 13 chilotoni.

La situazione che si è creata negli anni a causa degli esperimenti nucleari pone un enorme rischio per la salute degli abitanti della zona. Zabarte, che vive a Las Vegas ma gestisce un centro medico nella Death Valley, parla con rabbia delle ingiustizie che il suo popolo ha sofferto.

Gli Shoshoni firmarono il Trattato di Ruby Valley nel 1863, con il quale cedettero alcuni diritti agli Stati Uniti, ma non rinunciarono alle loro terre. “Non avremmo firmato un trattato che si sarebbe concluso con la nostra distruzione finale”, ha detto l’attivista a Chris Sweeney di RT.

Le conseguenze sui nativi americani sono state devastanti, l’attivista cita alcuni casi tra cui quello di suo nonno che a causa di una carenza autoimmune provocata dalle radiazioni a visto staccarsi letteralmente la pelle ed è morto poco dopo per un infarto. Altri membri della famiglia hanno avuto un pacemaker impiantato in tenera età, mentre i gemelli del cugino sono morti all’età di 11 anni.

Gli Shoshoni non hanno attrezzature mediche o database informatici per tracciare la loro popolazione. Quindi le morti sospette di solito non vengono registrate. Inoltre, la tribù è, per tradizione composta da persone orgogliose che non parlano molto volentieri delle loro condizioni di salute. 

Il problema non si limita solo alle azioni compiute nel passato ma si protrae nel presente. Infatti ancora oggi, molte attività segrete continuano nella terra degli Shoshoni, come i voli da Las Vegas all’Area 51. Inoltre anche la controversa questione del deposito di scorie nucleari di Yucca Mountain, inizialmente progettato nel 1987 e successivamente approvato dall’amministrazione Obama, che gli Shoshoni hanno bloccato non è ancora stata risolta.

Ian Zabarte accusa il governo degli Stati Uniti di voler procedere deliberatamente allo sterminio della popolazione della sua tribù, dichiara a tal proposito che “Abbiamo un atto deliberato da parte del governo degli Stati Uniti per smantellare i modi di vita del mio popolo, della mia famiglia, in relazione alla nostra proprietà, alla nostra terra sacra”. Continua poi affermando che “Gli Stati Uniti hanno sviluppato un processo sistematico per attuare una pulizia etnica e farci abbandonare quella terra”. 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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