Hunter Biden

HUNTER BIDEN SOTTO INDAGINE FEDERALE PER RICICLAGGIO ED ALTRO 

 

Negli Stati Uniti è in corso un’indagine federale che vede coinvolto Hunter Biden, figlio dell’attuale presidente, dal 2018 ma solo recentemente ha avuto un’accelerazione grazie alle numerose testimonianze.

Dal 2018 il figlio di Joe Biden Hunter Biden è sottoposto ad un’indagine fiscale da parte del procuratore federale di Wilmington, nel Delaware, David Weiss per riciclaggio di denaro, per evasione fiscale, lobbying straniero nonché per la violazione delle normative sulle armi da fuoco e altro ancora. L’indagine ha avuto un’accelerazione negli ultimi tempi grazie alle numerose testimonianze ottenute dal Procuratore Federale.

Un’ondata di testimoni ha dato testimonianza agli investigatori federali negli ultimi mesi, e altri dovrebbero farlo nelle prossime settimane, ha riferito AP, citando persone che hanno familiarità con l’indagine.

L’indagine ha avuto una prima accelerazione dopo che nel computer portatile che Hunter Biden aveva consegnato ad un centro informatico di  Wilmington, nel Delaware, nell’aprile 2019 per alcune riparazioni sono state rinvenute numerose email e messaggi compromettenti.

Il computer di Hunter continua ad essere una parte importante delle indagini. Alla fine di marzo, media come il Washington Post e il New York Times hanno finalmente riconosciuto l’autenticità delle e-mail trovate sul laptop del figlio del presidente, dopo aver sottolineato che gli esperti di cyber forensi hanno convalidato il materiale in base al disco rigido consegnato loro per le verifiche,

Nonostante i messaggi rinvenuti  risalgano al 2019 solo adesso i mezzi di informazione statunitensi hanno riconosciuto l’autenticità delle email rinvenute nel computer di Hunter Biden, critica il  New York Post che da sempre ha pubblicato tali informazioni. Secondo il quotidiano solo ora che  suo padre, Joe Biden, è alla Casa Bianca gli altri giornali hanno dimostrato interesse per queste rivelazioni.

Si potrebbe tranquillamente ipotizzare che nel 2019, quando scoppiò lo scandalo, i principali mezzi di informazione lo abbiano affossato per non danneggiare la campagna elettorale per la Casa Bianca di Joe Biden. 

Infatti questa indagine contro Hunter risale al 2018, prima che suo padre fosse eletto presidente nel novembre 2020. Vengono indagate molteplici transazioni finanziarie e commerciali internazionali e l’attenzione si concentra sui rapporti con Ucraina, Cina, Kazakistan e altrove.

Solo Nel dicembre 2020, un mese dopo le elezioni presidenziali, Hunter ha confermato l’esistenza dell’indagine. In una dichiarazione, rilasciata all’epoca, ha detto di essere “sicuro che una revisione professionale e obiettiva” avrebbe dimostrato che ha gestito i suoi affari “legalmente e correttamente. Il New York Times ha pubblicato che Hunter Biden avrebbe regolarizzato le tasse non pagate ma questo non lo esonera dalle successive indagine perché il credito verso lo stato è solo un aspetto delle indagini in corso.

Uno dei filoni dell’indagine ha a che fare con Burisma, una società energetica ucraina di cui Hunter faceva parte come membro del Consiglio di Amministrazione quando suo padre era Vice Presidente durante l’amministrazione di Barak Obama. Il proprietario di Burisma, un ucraniano con passaporto cipriota, è stato il principale finanziatore della campagna elettorale che ha portato alla presidenza dell’Ucraina Zelensky. 

Hunter ha fatto parte del consiglio di amministrazione di Burisma, guadagnando più di 50.000 dollari al mese, dal 2014 al 2019. Parte di quel periodo coincide con il momento in cui suo padre era vicepresidente degli Stati Uniti ed è stato nominato da Obama per gestire le questioni con l’Ucraina.

Nell’ottobre 2020, il New York Post ha riferito di una presunta e-mail in cui un consulente di Burisma, identificato come Vadym Pozharskyi, apparentemente ringraziava Hunter per averlo invitato a incontrare Joe Biden quando era vicepresidente.

“Caro Hunter, grazie per avermi invitato alla DC e avermi dato l’opportunità di incontrare tuo padre e trascorrere del tempo insieme. È davvero un onore e un piacere”, dice l’e-mail datata 17 aprile 2015, a cui i media hanno avuto accesso.

Durante la campagna elettorale Joe Biden alla domanda sulle indagini in corso su suo  figlio rispose che si trattava della solita campagna di discredito nei suoi confronti organizzata per favorire il suo concorrente, l’uscente Presidente Donald Trump.

Giovedì scorso, dalla Casa Bianca in difesa del Presidente,, la direttrice delle comunicazioni, Kate Bedingfield, ha detto che Joe Biden non ha mentito nel 2020, durante un dibattito sulle elezioni presidenziali, quando ha dichiarato che suo figlio non ha guadagnato denaro in Cina e non ha partecipato ad accordi commerciali non etici all’estero.

Nell’aprile 2021, Hunter, in un’intervista alla BBC, ha riconosciuto che Burisma vedeva il suo nome “come l’oro” e che questo ha svolto un ruolo importante nella sua assunzione e nomina nel consiglio di amministrazione.

La scorsa settimana, il Washington Post ha pubblicato un articolo in cui parlava degli accordi milionari di Hunter con una società energetica cinese, in particolare con CEFC China Energy.

Nel testo, viene sottolineato che nel corso di 14 mesi, l’azienda energetica cinese e i suoi dirigenti hanno pagato 4,8 milioni di dollari alle entità controllate da Hunter e suo zio, secondo i documenti a cui hanno avuto accesso i media, comprese le informazioni sul laptop abbandonato.

Inoltre è notizia di poche settimane fa che Hunter Biden sarebbe coinvolto nel finanziamento di due società appaltatrici del Pentagono che gestivano alcuni laboratori biologici segreti in Ucraina dove si eseguivano presumibilmente esperimenti su armi biologiche illegali attraverso un fondo di investimento a lui legato.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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