La brigata russa degli Yakuti

LA MACCHINA DELLE FAKE NEWS: GLI YAKUTI NON SONO MAI STATI A BUCHA   

 

I militari ritratti in una foto pubblicata da molti mezzi di informazione, anche italiani, che sarebbero responsabili del massacro di Bucha è stata scattata nel 2019.

La foto che ritrae un gruppo di militari che secondo quanto pubblicato da vari mezzi di informazione sarebbero i responsabili del massacro avvenuto nella città di Bucha, nei pressi di Kiev, è stata scattata nel 2019, quindi quelle persone non erano a Bucha.

In un articolo a firma di Luigi De  Biase si legge che “L’immagine oramai è nota perché molti quotidiani l’hanno pubblicata e commentata. Ci sono una trentina di ventenni in uniforme. Posano per una foto ricordo. Uno di loro tiene in mano una bandiera. La bandiera è della Repubblica Sakha, o Yakutia, nell’estremo oriente della Federazione russa”.

“Quelli sarebbero «i killer di Bucha», come ha scritto martedì il Corriere della Sera, oppure gli uomini del «battaglione siberiano, ultimo mostro del putinismo», per riprendere il titolo ancora più efficace scelto dalla Stampa”, continua il giornalista nel suo articolo.

Le immagini sono state pubblicate dal musicista ucraino Oleksii Potapov sul suo profilo Instagram con il messaggio: “Presto conosceremo tutti i vostri nomi”.

MA CON OGNI PROBABILITÀ nessuno di quei militari ha mai messo piede in Ucraina. Neanche in abiti civili, scrive Luigi De Biase. “La foto l’abbiamo scattata nel 2019, a Khabarovsk, all’inizio della leva”, dice Vladimir Osipov, vent’anni, macchinista nel distretto di Namsky, un gruppo di villaggi e di case isolate tenuto insieme da una strada bianca a un paio di ore d’auto dalla capitale della Yakutia, Yakutsk. È da lì che riceve la videochiamata, che mostra la sua casa,  spiega come ha passato gli ultimi mesi. “In Ucraina non sono mai stato. Non ho mai preso parte ad alcun combattimento. Il servizio è durato due anni e l’ho svolto con la 64esima brigata, a Khabarovsk, nella base di Knyaze Volkonskoye. Ma la leva è finita a dicembre e io da allora ho sempre vissuto qui con la mia famiglia”. 

Osipov in quella fotografia, si trova al centro, nell’ultima fila. “Tutti coetanei e tutti yakuti. Per quel che ne so, tutti in congedo da dicembre. Con i terribili fatti accaduti a Bucha”, ripete al telefono, “io non ho nulla a che fare”.

Il 4 aprile il  musicista ucraino Oleksii Potapenko ha pubblicato sul suo profilo Instagram varie foto del soldato russo tra cui l’immagine che poi ha fatto il giro del mondo in cui viene ritratta la Brigata  degli yakuti. 

De Biase continua riferendo che uNO DEI COMMILITONI di Osipov, un altro ventenne di nome Andrey, accetta di parlare a patto che non siano rivelati né il cognome, né il patronimico, né la località in cui si trova, sempre in Yakutia. La conversazione in video dura una decina di minuti. Anche lui è stato per due anni a Khabarovsk con la 64esima. Anche lui a dicembre ha lasciato l’esercito per fare ritorno alla vita civile. Nella foto è il terzo da sinistra. In testa indossa un berretto. “Assieme a quella fotografia, giorni fa, sono stati resi pubblici i miei dati personali. I primi ad accorgersene sono stati alcuni amici. Mi hanno avvertito. Mi hanno chiesto che cosa stesse succedendo. Ho ricevuto messaggi con insulti e minacce. Ero sotto shock. Come potete capire è una brutta situazione”.

Insomma come risulta chiaro l’importante è sbattere il mostro in prima pagina, poi che sia colpevole oppure no non importa. In fondo questo massacro, chiunque lo abbia compiuto, è servito alla comunità internazionale per continuare ad imporre sanzioni alla Russia, a espellere numerosi diplomatici da molte ambasciate in Europa, Italia compresa, a espellere la Russia dal Consiglio dei Diritti Umani.

Potrei dire provocatoriamente, parafrasando una nota pubblicità, che se non ci fosse stato andava inventato. La macchina delle fake news svolge il suo compito egregiamente.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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