IL PERCORSO DEL SECONDO GOVERNO LULA COMINCIA CON BUONE NOTIZIE E INTRALCI FASTIDIOSI

 

Come era possibile immaginare fin dai risultati delle elezioni presidenziali e parlamentari dell’ottobre passato, Lula, il Partito dei Lavoratori e la sinistra brasiliana stanno passando per un percorso politico difficile, conflittuale e pieno di insidie, poiché la composizione del Congresso, cioè del parlamento – sia la Camera dei deputati e sia il Senato – presenta grandi difficoltà per formare le maggioranze necessarie a far sì che leggi, decreti e politiche pubbliche desiderate dal governo siano approvate.

Nel parlamento, le forze politiche di sinistra, a favore della classe dei lavoratori e delle famiglie sfavorite, dell’ambientalismo, delle politiche per le donne e per i giovani ed in generale delle politiche progressiste, possono contare su una percentuale di seggi che si aggira intorno al 30/35%. Le forze di netta opposizione al governo e di destra espresse dall’alleanza politica che appoggiava Bolsonaro hanno ottenuto il 40/45% dei seggi. Pertanto, la maggioranza che compone il Governo Lula deve necessariamente coinvolgere all’incirca un 20% di parlamentari di centro e di centro-destra (a volte addirittura di destra) per far approvare i propri progetti e programmi.

È evidente che Lula deve mettere in atto un permanente, complesso e faticoso lavoro di concertazione per sviluppare la sua azione di governo e poter ottenere l’approvazione delle politiche pubbliche desiderate.

In questo periodo si evidenziano azioni rilevanti in due settori strategici. Esse mostrano segnali opposti.

Un settore, quello delle politiche ambientali e di salvaguardia delle popolazioni indigene (questioni sempre strettamente legate fra loro), è appesantito dal perenne conflitto tra la necessità di promuovere uno sviluppo sostenibile e gli interessi particolari di potentati economici – industriali e rurali – tesi a sfruttare al massimo le risorse naturali e accumulare profitti sulla privatizzazione di beni comuni. In questo settore purtroppo il Governo Lula si trova attualmente in una condizione sfavorevole e difensiva.  Una specifica Commissione del Congresso ha approvato la Misura Provvisoria (MP) che svuota di competenze e risorse i Ministeri dell’Ambiente e dei Popoli Indigeni. 

Le rispettive ministre, Marina Silva (ambientalista di vecchia data) e Sonia Guajajara (di etnia indigena), hanno criticato le modifiche apportate al testo originario che istituiva le competenze dei loro ministeri. Tale misura dovrà comunque passare alla Camera e al Senato per la definitiva approvazione.

L’altro settore ugualmente strategico, quello della pianificazione di uno sviluppo economico che contempli indirizzi industriali e sociali integrati, sostenibili ed adeguati, sta invece prendendo forma rapidamente e mostra già la rilevanza delle politiche sistemiche voltate al benessere della popolazione, articolate in sette specifici assi di intervento. In pratica, il Ministero dello Sviluppo, Industria e Commercio ha lanciato un processo di elaborazione di un programma di strutturazione dell’economia brasiliana, con la ripresa dei grandi piani di sviluppo nazionale.

Politiche dell’Ambiente e delle Popolazioni indigene

I parlamentari della Commissione che hanno guidato l’elaborazione del testo della Misura Provvisoria che dovrà essere approvata suggeriscono cambiamenti rilevanti nella struttura di diversi ministeri. Però, è importante sottolineare che, se la discussione e l’approvazione del testo non avverranno nei tempi previsti nelle due Camere, tale MP che definisce l’intera struttura ministeriale del governo perderà la sua validità, poiché per legge deve essere approvata dal Congresso entro 120 giorni.

Il testo approvato presenta modifiche rilevanti rispetto a quanto proposto dal governo. Sotto la presidenza del deputato federale Isnaldo Bulhões (del partito MDB di centro), la commissione ha rimosso la responsabilità per il riconoscimento e la demarcazione delle terre indigene dal Ministero dei Popoli Indigeni. L’attribuzione passa così al Ministero della Giustizia. La decisione è stata criticata dalla ministra dei Popoli Indigeni Sonia Guajajara, in una nota ufficiale. Il testo afferma che le modifiche vanno contro le proposte del governo di trattare le popolazioni indigene “con la dovuta importanza e rilevanza che meritano, nel rispetto della Costituzione federale del 1988”.

“Accettare gli emendamenti proposti ed escludere la delimitazione della terra dai poteri del Ministero dei Popoli Indigeni significa andare contro il senso degli obiettivi globali elaborati da tutte le nazioni dell’ONU per affrontare la crisi climatica, aprendo spazio alla devastazione ambientale che tanto minaccia i nostri biomi”, continua il testo.

In un altro punto del parere approvato dalla commissione congressuale, il Ministero dell’Ambiente (MMA) non sarà più responsabile del Registro Ambientale Rurale, documento pubblico obbligatorio per tutti i tipi di proprietà rurali. L’attribuzione passa al Ministero per la Gestione e l’Innovazione nei Servizi Pubblici. Il Registro Ambientale Rurale viene utilizzato per la mappatura delle invasioni e furti di terre pubbliche da parte di proprietari terrieri latifondisti e per il controllo delle aree deforestate. L’MMA inoltre non avrà più il controllo di diversi sistemi informativi, che passano al Ministero delle Città. Si tratta del Sistema Informativo Nazionale sui Servizi Sanitari di Base, del Sistema Informativo Nazionale sulla Gestione dei Rifiuti Solidi e del Sistema Nazionale di Gestione delle Risorse Idriche.

Un’altra attribuzione che non sarà più di competenza del Ministero dell’Ambiente è la gestione dell’Agenzia nazionale per l’acqua ed i servizi igienico-sanitari di base, che, secondo la proposta, passerà sotto il controllo del Ministero di integrazione e sviluppo regionale.

“Stanno spogliando il Ministero dell’Ambiente. Il popolo brasiliano ha eletto presidente Lula, ma sembra che il Congresso voglia reintegrare il governo Bolsonaro. Inoltre, togliere le competenze al ministero dell’Ambiente minerà la credibilità del Paese all’estero. Sarà un suicidio economico per l’industria agroalimentare brasiliana”, ha affermato la ministra dell’Ambiente, Marina Silva ancor prima dell’approvazione del testo.

Un’altra importante modifica al testo approvato dalla Commissione è l’autorizzazione all’estinzione della Fondazione Nazionale della Salute. In tal caso, le attribuzioni precedentemente attribuite alla Federazione spetterebbero ai Ministeri della Città, della Gestione e della Salute.

Si tratta si uno scippo bello e buono di competenze e risorse fondamentali eseguito a scapito di due ministeri guidati da figure sicuramente compromesse con le politiche autenticamente popolari. Ciò metterebbe in crisi tutto lo schieramento progressista della maggioranza e sta creando malumori negli ambienti politici di sinistra del Paese.

Pianificazione economica, indirizzi industriali e sociali

La buona notizia è che il Ministero dello Sviluppo, Industria e Commercio ha messo in atto azioni tese all’elaborazione di piani di sviluppo nazionale. La prima è stata il seminario internazionale tenuto dalla Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale. In seguito, il comitato esecutivo del Consiglio nazionale per lo sviluppo industriale ha definito una serie di “missioni” per la costruzione della politica industriale, in un lavoro che coinvolge economisti, imprenditori, società civile, coordinati dall’economista Verena Hitner. Sono state identificate sette grandi sfide nazionali, elencate di seguito.

1. Filiere agroindustriali sostenibili e digitali per sradicare la fame.

Si pone l’accento sulla nazionalizzazione di prodotti biologici, attrezzi agricoli, fertilizzanti, attrezzature e soluzioni digitali per il campo e per il monitoraggio dei biomi.

2. Complesso sanitario incentrato sulla prevenzione e il trattamento delle malattie.

Include maggiori risparmi nelle tecnologie critiche per la produzione nazionale di vaccini, medicinali e attrezzature mediche.

3. Infrastrutture sostenibili per l’integrazione produttiva.

Sbloccare le infrastrutture adeguate per il consolidamento e l’uso di materiali sostenibili; universalizzazione della copertura 5G e incoraggiamento alle aziende tecnologiche a costruire catene del valore regionali, compresa l’integrazione produttiva con i vicini.

4. Trasformazione digitale del settore.

Sviluppare aziende leader nelle nuove tecnologie digitali come l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose e la realtà virtuale.

5. Decarbonizzazione del settore che renda possibile la transizione energetica.

Incoraggiare l’espansione della produzione nazionale di biocarburanti, idrogeno verde, chimica verde, produzione di batterie e produzione di tecnologie critiche, come la saldatura, l’energia eolica e le piccole centrali nucleari; promuovere la ricerca e lo sviluppo sulla fusione nucleare.

6. Tecnologie critiche per la sovranità nazionale e la difesa.

Passando attraverso la micro e la nanoelettronica, sviluppando e producendo satelliti, tecnologie digitali emergenti per la sicurezza pubblica e la sicurezza informatica.

7. Abitazioni e mobilità sostenibili per il benessere nelle grandi città.

Promuovere la sostenibilità ambientale nelle filiere del Programma di costruzione di edilizia popolare a mutui calmierati e favorevoli per famiglie di basso reddito e opere del Nuovo Piano di Investimenti; software e sistemi integrati per le città intelligenti.

 

Alessandro Vigilante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *